dieta mediterranea

Ci sono piatti che, non appena vengono portati in tavola, sono in grado di evocare scorci splendidi, tradizioni, storie. Uno di questi è senza dubbio la pasta che, a prescindere da come viene condita, apre una porta speciale su tutto quello che riguarda la magia del paesaggio e delle tradizioni mediterranee.

La dieta che la vede protagonista, non a caso, è considerata la migliore al mondo. A dir poco famosa e citata da autorevoli portali di benessere come Regogoo, rende onore al nome del nostro Paese nel mondo e ha una storia che vale la pena raccontare.

Se ti interessa scoprirla, non devi fare altro che seguirci nelle prossime righe di questo articolo.

Dieta mediterranea: la sua storia

Per raccontare la storia della dieta mediterranea è necessario chiamare in causa la figura scientifica di Ancel Keys, fisiologo americano nato nel 1904. Il suo nome, inizialmente noto a livello mondiale per via della formulazione della cosiddetta razione K, la base dell’alimentazione dell’esercito USA nel corso del secondo conflitto mondiale, a partire dal 1945 si è legato definitivamente alla dieta tipica dei Paesi del bacino del Mediterraneo.

Come mai? Il motivo è legato al fatto che, ai tempi, Keys attirò l’attenzione della comunità scientifica ponendo l’accento sulla bassissima incidenza delle patologie cardiovascolari tra le popolazioni dei Paesi del bacino del Mediterraneo.

Con l’aiuto prezioso della moglie Margaret, sposata nel 1939 e rimastagli accanto fino alla morte, Keys ha firmato numerosi studi focalizzati sulla correlazione tra scelte alimentari quotidiane e valori di importanza vitale, come per esempio quello del colesterolo.

Entrando nel vivo del percorso di Keys nell’ambito dell’analisi delle abitudini alimentari dei popoli mediterranei, è impossibile non chiamare in causa il suo arrivo, nel 1945, in uno dei luoghi simbolo della buona cucina italiana: Salerno.

Esplorando la zona, lo studioso americano ebbe modo di scoprire che, nei dintorni di Battipaglia – località il cui nome richiama una delle eccellenze gastronomiche del Bel Paese, ossia la mozzarella – erano decisamente poco frequenti i casi di patologie cardiovascolari. In tale occasione, riuscì a notare una forte discrepanza rispetto ai dati in suo possesso relativi agli Stati Uniti dove, invece, le sopra citate patologie erano molto diffuse.

Lo studio prospettico del 1948 e lo studio delle sette nazioni

Tre anni dopo il suo arrivo a Salerno, Keys ha dato il via a uno studio scientifico prospettico portato avanti fino al 1963. Il lavoro in questione, focalizzato ai tempi su un gruppo di uomini d’affari del Minnesota, permise di scoprire una correlazione tra livelli di colesterolo e rischio di avere a che fare con patologie cardiovascolari.

Questo studio ha rappresentato il punto di partenza per un altro tassello importantissimo per la storia della dieta mediterranea: lo studio delle sette nazioni. Quest’ultimo ha decretato l’Italia come un punto di riferimento di stile di vita salutare grazie alla sua dieta caratterizzata dalla presenza di cereali – e qui torna la già citata pasta – legumi, frutta, olio d’oliva.

Entrando nel vivo delle zone prese in considerazione da Keys per arrivare a questa conclusione, citiamo Nicotera, celebre località della Calabria, ma anche Porto San Giorgio, una delle perle delle Marche.

Un traguardo fondamentale

Non si può che concludere questo percorso dedicato alla storia della dieta mediterranea ricordando che, nel 2010, è stato decretato dall’UNESCO l’inserimento del regime alimentare valorizzato da Keys nel novero dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità.

Non c’è che dire: in poco più di 50 anni, il mondo ha imparato a conoscere e ad apprezzare in tutte le sue sfaccettature uno stile di vita – perché la dieta mediterranea viene vista sempre più così, con un focus anche sull’attività fisica – che rende onore all’Italia!